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| Tratto da Numerose Ricerche Nel Web e Libri. P.S. Non Ci Riteniamo Responsabili Da Danni Causati a Cose o Persone Che Mettono In Pratica Ciò Che Segue ...
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| Napal |
MATERIALI : - Della benzina - Del polistirolo DESCRIZIONE : E' la cosa più semplice di questo mondo: basta prendere della benzina e scioglierci dentro del polistirolo fino a quando non si scioglie più. Il risultato sarà… una specie di gel vischioso che potrete usare sfruttando la sua infiammabilità… o la sua tossicità…. <ATTENZIONE> Il napalm è tossico per contatto. Maneggiare usando dei guanti. Il napalm è uno dei composti incendiari più potenti in circolazione (per la cronaca, fu una delle armi utilizzate dagli americani in Vietnam: le vittime sopravissute riportano ancora lesioni permanenti su tutto il corpo). |
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| Polvere Pirica |
MATERIALI
: Salnitro (KNO3, nitrato di
potassio) Quando è ben asciutto potrai nuovamente ridurlo in polvere più fine Possibile. I botti sono: - a polvere: nitro (75), zolfo (10), carbone leggero (1 5); - a composizionefulminante di due tipi: a) clorato di potassio (4), zolfo (1), carbone leggero (1); b) clorato di potassio (12), antimonio (8), zolfo (5), al- luminio (1). La seconda composizione e' molto piu' violenta della pri- ma. - a lampo muto: perclorato di potassio (10), alluminio (2). |
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| Lampadina Esplosiva |
MATERIALI :
Una lampadina P.S. Quando metti la polvere, attento a non rovinare i filamenti |
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| Fumogeno |
MATERIALI :
Nitrato di Potassio (KNO3, salnitro per intenderci!) Come Costruire Un Fumogeno 2La realizzazione di fumogeni al
nitrato e
la prima domanda che mi
aspetto è...”dove lo prendo il nitrato??” |
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| Come Costruire Un Timer Elettrico Come Innesco Delle vostre Pazzie |
Per fare un timer con autonomia max di 12 ore, procuratevi una sveglia o un orologio a lancette. 1 ora o meno: Incollate un filo di rame sulla lancetta delle ore e uno sulla lancetta dei minuti, in modo che quando si trovano sovrapposte i due fili si tocchino, e collegate un capo direttamente alla bomba e l'altro ad un polo di una batteria qualsiasi, poi collegate un terzo filo dall'altro polo della batteria alla bomba. Attenzione, quando le lancette si sovrapporranno (al max 1 ora se erano sovrapposte un attimo prima che faceste i collegamenti) 12 ore o meno: Stessa cosa del precedente, solo che stavolta dovete incollare un filo sulla lancetta delle ore e l'altro sul quadrante della sveglia o dell'orologio, assicurandovi che tocchino. IMPORTANTE: Per una buona riuscita del lavoro, usate una colla POTENTE, un orologio con le lancette NON TROPPO SOTTILI, non TIRATE troppo i fili e fate prima una prova con una lampadina al posto della bomba: non si sa mai, il filo potrebbe piegarsi, o spezzarsi, o la lancetta bloccarsi. |
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| Altre Importanti Notizie Sulle Polveri | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
FUOCHI DI GUARNIZIONE E MISCELE I fuochi di guarnizione sono piccoli fuochi come i botti, i
colpetti, le stelle, ecc. che si collocano all'intemo di altri mag-
giori.
MISCELE
Tutte le materie per le miscele e le composizioni devono essere asciutte, finemente triturate e passate allo staccio anche piu' volte. I clorati di potassio e di barite si mescolano per ulti- mi. Tutte le miscele sono correggibili e cio' con l'esperienza. Aggiungendo un poco di clorato o di nitro si vivifica la fiam- ma; con un poco di polvere o di nerofumo si ravviva la compo- sizione, un poco di zolfo la rallenta. Aggiungendo coloranti si ottengono fuochi piu' colorati. POLVERE NERA E' catalogata esplosivo di I categoria ed e' data dalla misce- la di nitro (75), zolfo (10), carbone leggero (15). Con l'aggiun- ta di antimonio e alluminio si ottengono i cosidetti fulminanti o misture. In pirotecnia i fulminanti sono vietati. Con l'aggiun- ta di manganese si ottiene la miscela per la confezione dei can- noli. E' usata come spacco per l'apertura delle bombe, come mina di lancio, per la confezione degli stoppini. Come mina di lancio abbisogna di una lavorazione supplementare. Antica- mente la si batteva al mortaio per poi passarla al barile misce- latore per circa 5 ore, ottenendosi cosi' una miscela finissima e rapidissima all'accensione. Attualmente la preparazione avvie- ne alla molazza, in due tempi: dapprima si miscela carbone e zolfo, tenendoli in lavorazione 5 ore circa, quindi si aggiunge il nitro, con un supplemento di lavorazione di un'ora. La mi- scela ottenuta e' detta in gergo una pesante. Per provarne la bon- ta', si colloca una piccola quantita' di polvere sopra un pezzo di carta. All'accensione la carta deve rimanere illesa. In commer- cio la polvere nera e' fornita nelle versioni in grani e fine. STOPPINI O MICCE VELOCI In un recipiente contenente acqua e colla semplice si ver- sa polvere nera fino a tenere una pasta non troppo densa ne' trop- po liquida. Si immerge lo spago a doppio filo (o fili di cotone, grammi 28 per kg 1 di polvere), si ritira, si passa in polvere fi- ne e si lascia asciugare. Avvolti in passafuochi bruciano velocissimi. MICCIA DI SICUREZZA A LENTA COMBUSTIONE E' costituita da un'anima di polvere rivestita in fibra tessi- le del diametro esterno di mm 6. Trasmette la combustione con velocita' costante (120 secondi per un metro). Classificata esplo- sivo di V categoria, e' usata per micciare sfere e intrecci. SPOLETTE Sono piccoli cilindri di cartone (fig. 13), caricati a tutta pol- vere, battuta a piccoli strati con bacchetta e mattarello, fino a cm 1 dall'apice. Nel vuoto si introducono piu' stoppini, si bat- tono un poco, quindi si piegano le punte a rosa. Sono elementi di trasmissione della fiamma e servono a segnare i tempi, a col- legare le diverse parti o pacche della bomba, a collegare i fina- li, la cui catena e' fatta di passafuochi e spolette in un tutt'uno. La metrica e quindi il ritmo dei fuochi e' dato dalla spolet- ta. Sono caricate a mano quelle delle variazioni dei finali e delle bombe di tiro, alla pressa le altre. Sono di diversa tenuta, es. da 1 a 10 per i colpi di scala (la prima di mm 4, le altre distanziate in crescendo di mm 3), da 1 a 4 per le riprese, rispettivamente di mm 16, 20, 24, 28 (se la bomba comprende una successiva pacca, la spoletta di questa e' di tenuta quinta, mm 32, che si accende contestualmente all'a- pertura della prima pacca). Ogni bomba ha all'apice una spoletta di mamma o spolet- ta madre di tenuta di prima, mm 8, collegata ad un passafuoco stoppinato che porta alla mina (fig. 14), fissato alla spoletta con un cappio a nodo scorsoio, punto in cui lo stoppino viene rin- forzato. Il passafuoco viene allungato per l'uscita dal mortaio. Accesa la miccia esterna, questa raggiunge con la fiamma pri- ma la spoletta madre e nello stesso tempo la mina che gitta fuo- ri dal mortaio la bomba all'altezza voluta. All'esaurimento la spoletta madre da' fuoco alla prima pacca che scoppiando da' fuoco, mediante una spoletta intermedia, alla seconda e cosi' via. I colpetti, le sfere, gli intrecci sono a miccia a lenta com- bustione; i controcolpi, i colpi di scala, le granatine sono a spo- letta. Fig. 13 Spolette Fig. 14 A = Spoletta madre B = Passafuoco di collega- mento alla mina C = Spazio collocamento mina PASSAFUOCHI Sono cilindri di carta della lunghezza e del diametro volu- ti, in media cm 70 x 1, per contenere gli stoppini che cosi'im- brigliati bruciano velocissimi. Si sovrappongono 10, 20 fogli di carta, distanziando cia- scun foglio di circa cm 1 dal successivo. Con un pennello si pas- sa la colla sulla parte superiore a vista, in modo che venga incollata la striscia di cm 1 di ciascun foglio. Dalla parte oppo- sta si poggia la bacchetta in orizzontale facendola rotolare con un foglio di carta che rimane incollato all'esaurimento. Si estrae quindi dalla bacchetta il passafuoco. LE STELLE La composizione si impasta con acqua e colla. Ottenuta la pasta densa, si spiana sopra una lastra di marmo, cosparsa di un lieve strato di polvere, fino all'altezza di cm 1. Si ricopre la pa- sta con un telo di cellophan; si passa sopra una ventina di volte un cilindretto di idoneo peso, quindi si toglie il cellophan e si ta- glia la pasta con un coltello nei due sensi, in modo da avere tan- ti piccoli cubi. I cubetti si rotolano su una tavola cosparsa di polvere molto fine e si lasciano asciugare all'ombra. Per usar- le devono essere secchissime. Tale tipo di stelle e' poco usato, soggetto com'e' a spigolarsi. Le stelle piu' in uso sono tonde. Si ottengono con un piccolo cilindro di stagno di calibro propor- zionato che si calca sulla pasta. La stella si espelle poi sulla ta- vola cosparsa di polvere, a mezzo di una bacchetta introdotta dalla parte opposta. Il sistema e' usato per le stelle delle cande- le romane e per le stelle delle controbombe a croce. Per queste ultime occorre una bacchetta a forma speciale che dia 4 stelle che riunite danno un cerchio bucato al centro. Con un sistema molto vantaggioso, le stelle tonde, attual- mente, si confezionano alla betoniera. In una comune betonie- ra si colloca pasta da cucina a granelli piccolissimi, imbevuti di colla. Con la betoniera in movimento, si aggiunge la composi- zione che viene assorbita dai nuclei di pasta fino alla grandez- za desiderata. Ancora umide, si passano su una tavola cospar- sa di polvere molto fine, operazione in gergo chiamata giuleb- batura. La giulebbatura serve a favorire l'accensione. Cosi' confezionate, si lasciano asciugare all'ombra. Le stelle cilindriche si confezionano alla pressa e servono per confezionare le sfere. Aggiungendo destrina alla colla comune si ottengono stel- le piu' consistenti e piu' combustibili, Le stelle a base di clorato di potassio sono possibili di ac- censione spontanea, in particolare, se alla composizione si ag- giunge zolfo, per contro all'accensione danno effetti bellissimi; quelle a base di nitro sono esenti da tale pericolo ma danno esi- ti scadenti all'accensione. Composizioni per le stelle da impastare poi con destrina e col- la (i numeri in parentesi indicano le quantita' in parti; per cia- scun colore, nell'ordine, sono indicate le composizioni piu' antiche e per ultime quelle piu' recenti). Come puo' notarsi, nel- le composizioni ultime quasi sempre scompare la commistione di clorato di potassio e zolfo, soggetta ad ignizione per attrito, quindi molto pericolosa e peraltro vietata. L'aggiunta di un lu- brificante, come la cera, in modesta quantita', puo' ridurre le probabilita' di ignizione indotta dall'attrito: - bianco: nitro (16), zolfo (8), polvere (5), antimonio (2); nitro (10), zolfo (4), alluminio (5); clorato di potassio (10), alluminio brillante (5); nitro (10), zolfo (2), alluminio scuro (4). - giallo: clorato di potassio (4), zolfo (2), bicarbonato di soda (1), solfato di stronziana (1); clorato di potassio (4), zolfo (2), bicarbonato di soda (1), creta (0,5). - giallo oro: clorato di potassio (5), bicarbonato di soda (1), gommalacca (1); nitrato di soda (10), zolfo (2,5), alluminio scuro (4); - azzurro: clorato di potassio (8), zolfo (2), solfato am- moniacale di rame (2); clorato di potassio (20), solfato ammoniacale di rame (6), gommalacca (1); clorato di potassio (5), solfato ammoniacale di rame (1), gommalacca (1); clorato di potassio (10), rame nero (4), scialacca (1), su- ghero (0,5); - roseo: clorato di potassio (10), carbonato di stronziana (4), scialacca (2), sughero (1); - rosso: clorato di potassio (10), carbonato di stronziana (3), scialacca (1), sughero (1); - verde: clorato di barite (5), nitrato di barite (2), mercu- rio dolce (1), gommalacca (1); clorato di barite (3), mercurio dolce (1), gommalacca (0,5); clorato di barite (10), sughero (1), scialacca (1); - lilla: clorato di potassio (24), carbonato di stronziana (3), solfato ammoniacale di rame (1); - violetto: clorato di potassio (10), verde purgato (1), mer- curio dolce (1), gesso (1); clorato di potassio (20), zolfo (14), nitrato di stronziana (8), carbonato di rame (2), mercurio dolce (1); clorato di potassio (10), carbonato di stronziana (3), ra- me nero (1), sughero (0,5), scialacca (0,5). CANNOLI Sono cilindretti di miscela, fatti alla pressa, successiva- mente giulebbati alle punte con polvere a base di nitro per fa- vorime l'accensione. Si collocano nelle bombe di notte (controbombe) e precisamente nella cassa, a cerchio, arringan- doli con una tenaglia a lunghe braccia, a 1, 2, 3, 4, 5, 6 file, una sull'altra. Allo scoppio cadono a cerchio lentamente, traccian- do strisce di fuoco, come stelle cadenti. Composizione: - bianco: nitro (10), zolfo (4), alluminio (3,3); - verde: nitro (10), zolfo (4), alluminio (3,3), PVC (3) in sostituzione del nitrato di barite, soggetto ad alterazio- ni; - rosso: perclorato di potassio (10), scialacca (2), sughe- ro (0, 1), magnesio (2), manganese (2,5). Fig. 15 A = Stelle tonde B = Stelle cilindriche per sfere C = Cannoli BOTTI In gergo: colpi scuri, controcolpi, bizzarri, calcasse, rispo- ste, colpi, tronetti, colpetti, colpicini, frappum. Sono di varie dimensioni, di forma cilindrica. L'involucro e' di carta, confezionato alle forme o bacchette. Gli involucri si colmano di polvere, lasciando vuoto sufficiente per la chiusu- ra, si micciano o si spolettano e si spagano opportunamente nei due sensi. I botti piccoli (colpetti) vengono usati per le riprese e nei finali, quelli piu' grandi, detti anche colpi, bizzarri, calcasse o risposte si usano nelle bombe a scala, per gli intrecci, per i con- trocolpi o botti finali della bomba . Il colpo scuro e' un botto di grosse dimensioni, spesso a ba- se di nitrato con detonatore al centro. I colpicini usati nei finali sono costituiti da un cilindro di cartone, del tipo spoletta e di calibro maggiore, sul cui fondo si colloca pasta di polvere compressa, con un piccolo forellino al centro per trasmettere l'accensione, in sostituzione della mic- cia, si colma di mistura, lasciando un vuoto di circa cm 2, si ag- giunge segatura, si colloca un tappo di plastica compresso sotto una piccola pressa a mano. Si giulebba la punta a pasta di pol- vere per facilitare l'accensione. Possono essere caricati anche alla pressa, previa collocazione nei fori della piastra dei cilin- dri di cartone e colmatura di mistura, isolante e tappo. I botti sono: - a polvere: nitro (75), zolfo (10), carbone leggero (1 5); - a composizionefulminante di due tipi: a) clorato di potassio (4), zolfo (1), carbone leggero (1); b) clorato di potassio (12), antimonio (8), zolfo (5), al- luminio (1). La seconda composizione e' molto piu' violenta della pri- ma. - a lampo muto: perclorato di potassio (10), alluminio (2). SERPENTELLI Possono essere semplici, a piroetta, a girello, a stelle, di calibro cm 1,5 x 5. Sono in pratica delle piccole fontane. Il ca- ricamento avviene con la medesima tecnica. Sono caricati a pol- vere semplice o a polvere (16) e carbone (3). Quelli a piroetta hanno una estremita' otturata con creta battuta. In luogo della creta vi puo' essere un piccolo botto o 2 o 3 stelle colorate. I ser- pentelli a girello hanno doppio stoppino collocato alle due estre- mita' e collegati in modo che avvenga accensione simultanea. SFERE E GRANATINE Sono cariche di stelle piu' grandi delle ordinarie a forma ci- lindrica, dell'altezza di cm 2 circa, confezionate alla pressa. Nel cartoccio le stelle si collocano a cerchio nel numero di 6, sul primo cerchio se ne forma un secondo e un terzo, in uno 18 stel- le, in modo che la sezione orizzontale presenti un solo cerchio di stelle. Il centro vuoto si empie di polvere di buona qualita' per l'apertura che dev'essere adeguatamente rapida, altrimenti le sfere aprono mosce. La spoletta o la miccia va collocata al cen- tro della polvere. Segue la chiusura e la spagatura, Composizione delle stelle per le sfere: - nera: polvere (33), zolfo (8), carbone (6), nitro (4), ne- rofumo (1), destrina (1); - bianca: nitro (10), zolfo (4), alluminio (5); - a puttanesca: polvere (10), antimonio (4), alluminio in grani (4). Le granatine a pallette bianche, rosse, azzurre, violette, si caricano come le sfere, usando la stessa composizione delle stelle tonde per i diversi colori. SPACCO o PEPERONE Lo spacco, in gergo peperone, e' costituito da un astuccio di carta leggera, delle dimensioni di cm 3-7 di diametro per cm 10-20 di altezza, fatto alla bacchetta, strozzato alla base con lo spago, spolettato all'apice, ricolmo di una particolare compo- sizione. Viene usato come spacco nelle controbombe a canno- li, a stelle, giapponesi. E' dimensionato al calibro della bomba e all'apertura che s'intende dare (dolce o sostenuta). Occorrono molta perizia e numerose prove per equilibrare lo spacco, si' che non si abbiano aperture bavose (nella bomba a cannoli, le stelle sprizzano fuori del giro di cannoli) o mosce o cannonate. Ogni pirotecnico ha un proprio spacco la cui com- posizione e' un segreto. Composizione di massima: a) nitrato di bacio (10), magnesio brillante (5), alluminio scuro (4); b) clorato di potassio (10), nitro (5), magnesio scuro (1),alluminio brillante (4). --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- DATI CHIMICI SULLE POLVERI
Più che esporre qui la completa teoria chimica degli esplosivi e delle polveri, ci limiteremo a dare notizie fondamentali e di utilità dal punto di vista balistico e per eventuali applicazioni, rimandando il lettore ai trattati speciali. Le polveri balistiche (esplosivi di lancio o di propulsione) appartengono a due distinte categorie:
Prototipo delle polveri della prima categoria è la polvere nera; dette polveri sono anche dette polveri ordinarie o polveri fumigene. Sono costituite da una mescolanza intima di componenti che da soli non possiedono qualità esplosive. Di detti componenti, parte sono combustibili (zolfo, carbone), parte comburenti, contengono cioè l’ossigeno necessario alla combustione, il quale viene a tutti gli esplosivi in generale fornito dall’acido nitrico. Le polveri della seconda categoria invece sono composti chimici la cui costituzione è ben definita e contengono riuniti tutti gli elementi che debbono combinarsi all’atto della reazione esplosiva. Questi composti chimici sono sempre ossigenati e derivano dalla nitrazione di composti organici del carbonio (cellulosa, glicerina, fenolo, naftalina, toluolo, ecc.). Esse prendono il nome di polveri senza fumo, perchè la loro combustione dà luogo a poco fumo leggero, non contenendo i prodotti della combustione se non il solo vapor d’acqua, azoto, ossido di carbonio o anidride carbonica. Sono dette anche polveri nitroconposte denominazione che se è giusta in se stessa, è impropria come classificazione distintiva, perchè anche le polveri fumigene sono a base di nitro. Le polveri senza fumo possono anche essere costituite da miscugli di due o più specie esplosive, o con sostanze inerti o non esplosive; ma in tal caso si classificano egualmente nella seconda categoria. Vengono per ultimo quei composti esplosivi che si impiegano nella preparazione di miscugli per gli inneschi. Questi non sono esplosivi di propulsione. I principali tipi di polveri ordinarie e le specie chimiche esplosive impiegate nella composizione delle polveri senza fumo e delle miscele di innesco sono elencate qui appresso: Polveri ordinarie o fumsigene (miscugli esplosivi): Polvere nera (zolfo, carbone, salnitro). Polveri al nitrato di ammonio. Polveri al nitrato di bario. Composti chimici esplosivi (specie chimiche definite che entrano nella composizione delle polveri infumi): Nitrocellulose (Binitrocellulosa o cotone collodio; Trinitrocellulosa o cotone fulminante). Nitro glicerina; Trinitrofenolo (acido picrico); Nitrotoluoli (Binitrotoluolo; Trinitrotoluolo o trotyl o trinitronaftaline (Binitronaftalina; Trinitronaftalina). Composti chimici da innesco: fulminati; azotidrati. Le polveri infumi, dal punto di vista chimico, possono classificarsi in:
nitrocellulose gelatinizzate;
E' una mescolanza intima di carbone, zolfo e nitrato di potassio. Le proporzioni più in uso sono le seguenti:
Le reazioni di esplosione sono: per il primo tipo: 16 KNO3 + 21 C + 7 S = K2C03 + 2 K2S3 + K2S04 + 13 CO2 + 3 CO + 8 N2 per il secondo tipo: 10 KNO3 + 12 C + 4S = K2C03 + 2 K2S + 2K2S04 + 8 CO2 + 3 C0 + 5 N2. La combustione lascia residui solidi in grande quantità (fecce) che sporcano le armi e dà molto fumo. Offre vantaggi, diminuendo le fecce e il fumo, la composizione inglese, del 75 di nitro, 15 di carbone, 10 di solfo. Sarebbe sufficiente, per ottenere la miscela esplosiva, il carbone come combustibile e il nitro come comburente; lo zolfo serve a facilitare la combustione, la decomposizione del salnitro, e l’ossidazione del carbonio, a regolarizzare e accelerare la reazione, a diminuire l’igroscopicità della polvere. Nell’infiammazione, il primo a bruciare è lo zolfo, che fonde e decompone il nitro, il quale svolge ossigeno libero che brucia il carbone. La temperatura di accensione è di circa 280-300 gradi. In media, dei prodotti della combustione il 55% sono solidi, e il 45% gas permanenti. Un grammo di polvere nera dà 280 cm3 di gas a 760 mm di pressione pari a circa 8oo cm3 alla temperatura di esplosione. Come esplosivo di lancio, la polvere nera, oltre l’inconveniente già accennato delle fecce e del fumo, ha limitati effetti balistici, a causa della limitata quantità di gas che dà nella combustione ed è fortemente igroscopica. Per contro, ha poca forza dilaniatrice, è di caratteristiche molto regolari, di facile accensione, non corrode e non ossida le canne e ha bassa temperatura di esplosione. Fabbricazione della polvere nera. Consiste essenzialmente nella macinazione e triturazione più fine ed intima che sia possibile dei componenti la miscela; quindi nella formazione dei granuli. Si procede anzitutto alla triturazione separata di una miscela zolfo-carbone, detta miscela binaria (binaria-zolfo) e di una miscela binaria di carbone e salnitro (binaria-salnitro); poi si mescolano queste due binarie nella dovuta proporzione. La triturazione si compie in botti cilindriche orizzontali girevoli, in ferro, contenenti delle sfere di bronzo. La miscela definitiva, unione delle due binarie, si chiama ternaria. Essa viene trattata in una macina o molassa in ghisa e inumidita con vapor d’acqua; esce dalla molassa sotto forma di schiacciata in quantità di circa 20 kg per volta. La formazione dei grani avviene nella botte granitrice, composta di due cilindri concentrici: l’interno di robusta lamiera d’ottone forata, contiene delle palle in legno duro che saltando su delle traverse in legno duro spezzettano la schiacciata, l’esterno è di tela a maglia fina, secondo la massima dimensione da dare ai granuli. All’uscita dal cilindro esterno la polvere passa per un setaccio che classifica i granuli. Seguono il disangolamento, la lisciatura, un essiccamento che porta l’umidità al 0,5-0,6% , l’ingrafitatura (rivestimento esterno di grafite finissima eseguito in botte). Ciascun lotto di Polvere viene provato agli apparecchi che ne misurano i caratteri balistici: i vari lotti vengono tagliati, ossia mescolati in modo che il tipo che ne risulta sia di caratteristiche costanti. Quindi la polvere viene inscatolata, incassata e spedita. Polveri al nitrato di ammonio e di bario. Sostituendo al nitrato di potassio il nitrato di ammonio NH4NQ3 o il nitrato di bario 13a(N03)2 ed eliminando lo zolfo, si possono ottenere altri tipi di polvere, che sebbene non introdotti nell’uso corrente per le armi, sono interessanti e suscettibili di applicazioni. Il nitrato di ammonio, debolmente esplosivo di per se stesso, in unione a sostanze combustibili dà esplosioni molto vivaci, combinando l’eccesso di ossigeno, e si trasforma totalmente in gas. I prodotti della combustione danno leggerissimo fumo, e sono basici; la temperatura finale d’esplosione è molto bassa. Inconveniente principale del nitrato di ammonio è la forte igroscopicità e il fatto che intacca i metalli se umido; non è quindi adatto per polveri da cartucce a bossolo metallico. Come polvere di lancio a base di nitrato d’ammonio non vi è ad oggi che l’arnmonite, di esclusivo uso militare poco diffuso miscela di 80 parti di n. di ammonio e di 20 parti di carbone ottenuto carbonizzando il legno dolce con acido solforico. Riteniamo che, convenientemente studiata la composizione di una miscela impermeabile a base di n. di ammonio, si potrebbe ricavarne una buona e sicura polvere per caccia a basso costo. Le polveri al nitrato di bario sono invece poco igroscopiche, ma danno più fecce e meno gas delle polveri nere; sono però molto regolari e meno infiammabili di queste. COMPOSTI CHIMICI ESPLOSIVI Si ottengono, come abbiamo detto, con la nitrazione di composti organici del carbonio; è fondamentale fra essi il gruppo delle nitrocellulose, le quali entrano come base in tutte le polveri senza fumo. La cellulosa è una sostanza organica di formula bruta (C6H10O5)n che si trova in natura fra i vegetali, allo stato quasi puro nelle fibre del cotone, nella pasta di legno, ecc. Trattata con acido nitrico, forma una reazione del seguente schema generale: C24H40020 + nHNO3 = nH2O + C24H40-n (NO2)n 020 Il numero di molecole n di acido nitrico varia secondo il grado di concentrazione dell’acido e la temperatura di reazione. Si conoscono le seguenti specie di nitrocellulosa:
Esse si ottengono variando n da 1 a 12 e prendono il nome dal numero delle molecole di acido nitrico combinato. Queste nitrocellulose appartengono alla serie dodecanitrica, perché si combinano con un numero massimo di 22 molecole di H2NO3 e partono dalla cellulosa (C6H,10O5)n = 4; le cellulose (C6H1005) n = 3 assumono fino ad un massimo di 6 molecole di HNO3 e danno la serie esanitrica; quelle (C6H1005)n = 1 danno una serie trinitrica. Il titolo azotometrico è caratteristico delle nitrocellulose e ne determina il potere esplosivo. Bisogna però tener presente che le reazioni su accennate non avvengono ugualmente in tutte le fibre di una massa di cotone nitrato; il titolo azotometrico che si misura è quindi quello medio di un insieme di varie specie di nitrocellulose. Per ottenere costanza di prodotti occorre perciò la massima cura nella lavorazione e una accurata scelta di materie prime purissime e di tipo costante. Praticamente le nitrocellulose si classificano a seconda della loro solubilità che è carattere importante per gli usi pratici, e che dipende pure dal titolo azotometrico. Le nitrocellulose oltre l’enneanitrica (deca, endeca, dodecanitrica) si sciolgono solo nell’acetone e nell’etere acetico. Esse prendono il nome di nitrocellulose insolubili, o quelli generici di cotone fulminante, o fulmicotone, o trinitrocellulosa. Le nitrocellulose ottonitrica ed enneanitrica sono solubili nell’alcool, etere e nella nitroglicerina. Esse vengono dette nitrocellulose solubili, cotone collodio o binitrocellulosa. Le nitrocellulose di titolo inferiore si chiamano pirossili; esse non hanno applicazioni nelle polveri, ma trovano impiego in altri procedimenti industriali (celluloide, seta artificiale). Cotone fuinlinante. Ne sono generalmente noti gli usi e gli effetti come esplosivo di rottura; ci limiteremo quindi a dire che esso non può essere impiegato nella fabbricazione delle polveri tal qualè, ma deve essere sottoposto all’operazione di gelatinizzazione per rallentarne la combustione. Cotone collodio. Non viene mai impiegato da solo nella fabbricazione delle polveri, ma in unione a percentuali più o meno elevate di nitroglicerina. L’unione con questa sostanza esplosiva dà in pari tempo la gelatinizzazione. Nitroglicerina. Si prepara nitrando la glicerina, alcool poliatomico di formula bruta CH2OH . CHOH . CH2OH, secondo la reazione seguente: CH2OH . CHOH , CH2OH + 3 HNO3 = 3 H2O + CH2(0N02) . CH(0N02) . CH2(ONO). È un etere nitrico della glicerina; liquida alla temperatura ordinaria, oleosa, leggermente colorata in giallo, molto velenosa, potente vaso costrittore usata perciò in medicina a lievissime dosi, di enorme violenza esplosiva, detonante, sensibile agli urti meccanici, estremamente pericolosa di fabbricazione e di maneggio. Si altera alla luce e all’umidità, congela a + 7°, èmolto infiammabile e brucia senza deflagrazione se all’aria libera in piccola quantità. A 110 gradi si decompone, a 150 esplode. È ovvio che non può essere impiegata da sola nella fabbricazione delle polveri; è utilizzata in unione al cotone collodio di cui è solvente. Acido picrico o trinitrofenolo. È un derivato nitrico del fenolo C6H5(OH) che si ottiene anche esso per nitrazione. La formula è C6H2(OH) (NO2)3. Si ottiene partendo dal dinitrofenolo, preparato dal clorobenzene, oppure nitrando il derivato solforico del fenolo. È solido, color giallo paglierino, cristallino o polverulento, poco solubile nell’acqua fredda. Leggermente velenoso, tinge in giallo la pelle e per togliere le macchie occorre lavarsi con benzina. Fonde a 120°, esplode bruscamente oltre i 3oo°; se amorfo è pochissimo sensibile agli urti. Non evapora e non congela, né altera all'umidità. A contatto con metalli, specie se in ambiente umido, forma picrati pericolosissimi, perché detonanti e sensibili all’urto. Viene impiegato, insieme con altre sostanze esplosive, allo stato di picrato di sodio o di potassio, nella fabbricazione di alcuni tipi scadenti di polveri da caccia. Trinitrotoluene. Si ottiene dalla nitrazione del tolueene C6H5(CH3), olio leggero della distillazione del catrame di carbon fossile, passando gli stadi di mono e dinitro. La formula è C6H2(CH3) (NO2)3. E' un alto esplosivo, affatto pericoloso di lavorazione e di manipolazione, usato per caricare granate in sostituzione dell'acido picrico. Nella fabbricazione delle polveri non si osa che in piccole percentuali, nella preparazione delle balistiti attenuate. Si ottiene dalla nitrazione della naftalina C10H8, prodotto della distillazione del catrame di carbon fossile; nei diversi gradi di nitrazione si hanno la mononitronaftalina non esplosiva, la dinitro e la trinitro, esplosiva. La formula è C9H2(CH3) (NO2)3. La trinitronaftalina contiene un grande eccesso di carbonio, ciò che la rende esplosivo sicuro, poco sensibile e molto regolare. Si usa nella preparazione di alcune polveri da caccia come riducente e rallentatore di combustione; ma ha l’inconveniente di dare un poco di fumo. Sono i sali metallici dell’acido fulminico (CyNOH)2, prodotto di ossidazione del cianogeno. Sono detonanti di altissima potenza, sensibilissimi all’urto e allo sfregamento; perciò trovano impiego esclusivamente nelle miscele di innesco. E' di solo impiego pratico il fulminato di mercurio (CyNO)2Hg cristallino aghiforme, velenoso, solubile nell’acqua bollente e nell’ammoniaca, sensibile alla luce. Viene preparato facendo reagire sull’alcool una soluzione di nitrato di mercurio nell’acido nitrico. Si scioglie una parte di Hg in 10 di acido e si fa colare lentamente il liquido mercuriale in p. 8,3 di alcool a 8°°, a temperatura di 54° C. Il fulminato si deposita in cristallini che vengono lavati più volte è macinato sott’acqua e conservato umido. Detona scaldato lentamente fra i 150° e i 180°; detona sempre se riceve un piccolo urto o un leggero sfregamento, una scintilla elettrica, una goccia di acido solforico o nitrico. I prodotti della combustione sono ossido di carbonio, azoto e vapori di mercurio. Ha la massima sensibilità allo stato secco; ma basta il .5% di acqua per circoscrivere la detonazione e il 10% per impedirla affatto; allora il fulminato si decompone. Soltanto se umido a contatto di metalli; questi spostano il mercurio dando luogo ad altri fulminati che sono molto meno sensibili. Negli inneschi lo si impiega in miscela con nitrati, dorati e solfuro di antimonio. Azotidrati. Sono composti di estrema instabilità chimica fra l’azoto e i metalli. Hanno le stesse caratteristiche dei fulminati. Interessante per le applicazioni agli inneschi è l’azotidrato di piombo (N3)2Pb, che si ottiene per doppia decomposizione fra l'acetato di piombo e l’azotidrato di sodio; quest’ultimo preparato o per reazione del protossido di azoto sull’amiduro di sodio o neutralizzando con soda l’acido azotidrico, o decomponendo con la soda il derivato diazoico dell’amminoguanidina. Lazotidrato di sodio si prepara per reazione del protossido di azoto sull’amiduro di sodio in calce pura: 2NH2 Na + N30 = N3Na + NH3 ± Na OH neutralizzando con soda l’acido azotidrico formato per azione dell'azotito di etile sull’idrazina: NO2C2H5 + NH2—NH2 = N3H +C2 H5 0H + H20 decomponendo con la soda il derivato diazoico dell’amminogianidina: L'azotidrato di piombo è inalterabile all’umidità, ma è un po più sensibile all’urto del fulminato di mercurio ed ha una temperatura di infiammazione più elevata. E' di conveniente impiego negli inneschi, perchè costa meno e produce effetti equivalenti al fulminato, ma con carica minore. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ Link utili http://venus.unive.it/riccdst/sdv/saggi/testi/pdf/Vergani%20Polvere%20da%20sparo.pdf
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